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A PROPOSITO DEL DEPOSITO DELL'AVVISO DI RICEVIMENTO NEL GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ.

Giust. civ., fasc.9, 2009, pag. 2020

Ubaldo Lopardi -

Classificazioni: NOTIFICAZIONI E COMUNICAZIONI IN MATERIA CIVILE - Notificazione - - a mezzo posta

1. Nell'ambito delle notificazioni a mezzo posta (1) si pone il problema del valore da attribuire all'avviso di ricevimento e al mancato deposito dello stesso. La tematica, oggetto di analisi precipuamente con riferimento a due norme del codice di rito, art. 140 e 149 c.p.c., è trattata dalla sentenza in commento. Infatti le sezioni unite, confermando l'indirizzo della Corte costituzionale (2), proseguono l'iter di interpretazione avente ad oggetto le disposizioni legislative e codicistiche attinenti la notificazione degli atti giudiziari a mezzo posta fissando principi che consentono all'interprete e all'operatore del diritto di districarsi tra le difficoltà applicative che pone la normativa in tema di notificazione (3). Proprio a tal fine, il Supremo Collegio, nel provvedimento in commento, è stato chiamato a risolvere un apparente contrasto di orientamenti giurisprudenziali. La sezione tributaria sollevava la questione relativa al rapporto tra la giurisprudenza, ormai costante, la quale ritiene l'inesistenza della notificazione, ostativa a qualsiasi rinnovazione, ove il notificante non abbia depositato l'avviso di ricevimento, e quanto disposto dalla sentenza, Cass., sez. un., 4 maggio 2006 n. 10216 (4), nella quale si era deciso che, nell'ipotesi in cui l'intempestivo o mancato completamento della procedura notificatoria fosse conseguenza di attività, errori o inerzie non imputabili al notificante perché sottratte ai suoi poteri di impulso, questi avesse il potere di rinnovare la notificazione nei confronti del destinatario. L'intervento delle sezioni unite era stato richiesto dalla rimettente sezione tributaria per la quale appariva che, contrastando con la precedente giurisprudenza, la pronuncia delle sezioni unite citata riconoscesse, in caso di mancata produzione dell'avviso di ricevimento, la possibilità di rinnovazione della notificazione.

2. Analizzando il decisum del Supremo Collegio si evince, immediatamente, un netto scostamento dai precedenti orientamenti giurisprudenziali. Infatti il mancato deposito dell'avviso di ricevimento, o di documenti ad esso parificati, è sempre stato considerato, in dottrina e in giurisprudenza, un vizio inficiante la validità del procedimento notificatorio. Nel caso di mancata produzione del citato documento l'alternativa giurisprudenziale era tra dichiarare la nullità o l'inesistenza (5) della notificazione. Le conseguenze, tra le due alternative, sono profondamente difformi le une dalle altre. Infatti, alla qualificazione dell'invalidità quale nullità, consegue il meccanismo di rinnovazione previsto dall'art. 291 c.p.c.: quindi con salvezza delle pretese sostanziali e processuali del notificante. Mentre considerare l'omissione quale causa dell'inesistenza voleva significare escludere ogni possibilità di sanatoria e, quindi, emettere una pronuncia, ostativa alla prosecuzione del giudizio, di rito. Inoltre, sul concetto di «inesistenza», la giurisprudenza, stante anche il dettato della norma (art. 5, comma 3, l. 20 novembre 1982 n. 890), prevedeva la possibilità di sanatoria nel caso di costituzione del soggetto intimato. Naturalmente ciò non era facilmente giustificabile posto che il concetto di inesistenza contrasta con la prospettiva della sanatoria, ancor più se prevista dal legislatore. Infatti, la difficoltà si fondava sul presupposto che, se un evento è considerato inesistente, ciò equivale a dire che esso è tamquam non esset; come tale, un accadimento che non esiste non può dar luogo ad alcuna conseguenza né sanatoria.

La sentenza in commento, con un approccio certamente condivisibile, afferma che nel caso di mancata allegazione dell'avviso di ricevimento non vi sia un'inadempienza del procedimento notificatorio; a tale omissione consegue, invece, un inadempimento dell'onus probandi(6). Le sezioni unite sono addivenute a tale principio di diritto sul presupposto che l'avviso di ricevimento non è, in alcun modo, elemento essenziale e/o costitutivo del procedimento notificatorio (7). Il Supremo Collegio si è limitato a porre in essere un'interpretazione letterale e di sistema della normativa oggetto di applicazione. Infatti, è stato lo stesso legislatore ad affermare che «l'avviso di ricevimento costituisce prova dell'eseguita notificazione» (art. 4, comma 3, l. n. 890, cit.) e che «la causa non potrà essere messa in decisione se non sia allegato agli atti l'avviso di ricevimento, salvo che il convenuto si costituisca» (art. 5, comma 3, l. n. 890, cit.). Quindi il legislatore è stato chiaro nel voler distinguere il documento, avviso di ricevimento, sia dalla eseguita notificazione sia dall'essenzialità dello stesso alla fattispecie costitutiva della notificazione; ciò sul presupposto che questo fosse elemento successivo e meramente probatorio.

Non è trascurabile il contributo sul punto della Corte costituzionale (8) la quale, dichiarando l'incostituzionalità dell'art. 149 c.p.c. e dell'art. 4, comma 3, l. n. 890, cit., ha affermato che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario proprio sul presupposto che l'avviso di ricevimento non sia elemento costitutivo della fattispecie notificatoria, ma prova del procedimento di notifica.

Stante tale assunto, esulando la fattispecie dall'istituto delle notificazioni, non è più attuale la problematica attinente alla qualificazione dell'invalidità quale nullità o inesistenza, con il conseguente superamento del problema di un'inesistenza sanabile. Quindi, l'unica soluzione per il notificante, alla mancata allegazione dell'avviso di ricevimento (9), è quella del ricorso all'istituto della rimessione in termini (10); in caso contrario, il giudicante non potrebbe esimersi, stante il chiaro disposto legislativo, da una pronuncia di rito, ostativa alla prosecuzione del giudizio (11) per difetto di prova. Se ne deduce che l'istanza di rimessione in termini dovrà essere sostenuta dalla documentazione che attesti che il notificante ha posto ogni atto, nella sua disponibilità, necessario ed utile al fine del reperimento del duplicato, unico documento ex lege equipollente all'avviso di ricevimento. Infatti, stanti le ragioni fin qui enunciate, la costituzione del convenuto non è più atto sanante un'invalidità, ma prova dell'avvenuta notificazione.

3. Al fine di comprendere con esattezza il valore e i limiti di quanto disposto dalla sentenza in oggetto, è opportuno analizzare, previamente, Cass., sez. un., ord. 13 gennaio 2005 n. 458 (12) richiamata dalla sentenza in commento. Questo provvedimento, in primis, affermando la natura probatoria dell'avviso di ricevimento, disponeva che la mancata produzione in giudizio dello stesso, in caso di notifica del ricorso per cassazione ex art. 140 c.p.c., determinava la nullità della notificazione, sanabile con la costituzione dell'intimato o con la rinnovazione della notificazione ai sensi dell'art. 291 c.p.c. Quindi, il Supremo Collegio invertiva il precedente e consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale, nell'ambito del procedimento notificatorio ex art. 140 c.p.c., la mancata produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento della raccomandata era irrilevante (13). Per lungo tempo, infatti, nella giurisprudenza è stato affermato il principio secondo cui la notificazione, eseguita ex art. 140 c.p.c., si perfeziona, dopo il deposito dell'atto nella casa comunale e l'affissione dell'avviso del deposito alla porta dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda del destinatario, con la spedizione a quest'ultimo della raccomandata con avviso di ricevimento, senza che assuma rilevanza, in assenza di costituzione, né la consegna della raccomandata all'intimato né l'allegazione dell'avviso di ricevimento all'originale dell'atto notificato. Invece, le sezioni unite, nell'ordinanza, dando alla norma un'interpretazione costituzionalmente orientata e attenendosi alla volontà del legislatore così come traspare dall'art. 140 c.p.c., hanno disposto che, affinché il procedimento notificatorio possa considerarsi perfezionato, si impone che l'intimato abbia avuto la legale conoscenza dell'atto e che ciò sia provato attraverso la produzione dell'avviso di ricevimento. In difetto, per il Collegio, la notifica deve essere considerata nulla; la conseguenza di ciò, naturalmente, è la possibilità di ricorrere alla rinnovazione ai sensi dell'art. 291 c.p.c. Tale lettura della norma veniva giustificata con il fatto che le garanzie di conoscibilità dell'atto da parte del destinatario sono ispirate ad un criterio di effettività: posto a tutela del principio del contraddittorio. Vi è la necessità improcrastinabile di valorizzare e di rendere condizionanti tutti gli elementi idonei a perseguire il detto criterio di effettività: quindi anche l'invio e la ricezione della raccomandata ai sensi dell'art. 140 c.p.c. Ne consegue che, attraverso una lettura puntuale del dettato della norma, solamente con il buon fine del terzo adempimento, la spedizione della raccomandata, la notificazione può considerarsi perfezionata nei confronti del destinatario dell'atto.

Certamente la sentenza in commento, nell'affermare la valenza probatoria e non costitutiva dell'avviso di ricevimento e nel sottolineare la necessità che, affinché possa garantirsi il diritto di difesa dell'intimato, ogni singolo elemento contenuto nell'art. 140 c.p.c. debba essere realizzato in pieno, prende spunto anche dalla richiamata ordinanza delle sezioni unite. Però, nel definire la questione sollevata dalla sezione tributaria, sulla base di quanto già analizzato supra, il Supremo Collegio, con riferimento all'art. 140 c.p.c., supera le affermazioni contenute nella citata ordinanza, evidenziando che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento non può essere causa di nullità, rinnovabile ex art. 291 c.p.c. Infatti, attraverso un'applicazione analogica di quanto statuito per l'art. 149 c.p.c., si sentenzia che non possa prendersi una conclusione diversa per l'art. 140 c.p.c. e che, alla mancata produzione, consegua solamente l'inammissibilità del giudizio instaurato e/o dell'atto notificato per difetto di prova; naturalmente salva, ove ne sussistano i presupposti, la rimessione in termini. Le diverse conclusioni esposte nell'ordinanza e nella sentenza portano a conseguenze processuali assolutamente incompatibili e ciò consente di comprendere l'assoluta rilevanza del precedente giurisprudenziale in commento.

4. Le sezioni unite introducono un ulteriore principio attinente alle notificazioni a mezzo posta nel giudizio di Cassazione. Attraverso un'interpretazione sistematica della normativa disciplinante il giudizio di legittimità, si afferma che il deposito della ricevuta di ritorno o, comunque, della documentazione che dimostri, al fine della rimessione in termini, la mancata notificazione dell'atto per fatto non imputabile al notificante, non debba rispettare il disposto dell'art. 372 c.p.c. Infatti il Supremo Collegio sostiene che il deposito di tali documenti possa avvenire indipendentemente da quello del ricorso e del controricorso, anche in udienza, senza che si proceda alla notificazione dell'elenco ex art. 372 c.p.c. alle altre parti (14); in quanto ciò, integrando una violazione di carattere meramente formale, non porterebbe all'inutilizzabilità del documento.

Così statuendo, le sezioni unite affermano un principio che contrasta con quanto già sostenuto dalla precedente giurisprudenza di legittimità (15), la quale, precisando che l'avviso di ricevimento o la documentazione sostitutiva sono documenti relativi all'ammissibilità del ricorso o del controricorso, dichiarava non potersi distrarre la fattispecie in esame dalla rigorosa disciplina dell'art. 372 c.p.c.

Sul presupposto non condivisibile che non possa esservi inutilizzabilità ex art. 372 c.p.c. senza che vi sia violazione del diritto di difesa, questo revirement giurisprudenziale è, inoltre, giustificato, dalle sezioni unite, per soddisfare l'esigenza di garantire che il processo possa giungere a conclusione e che la gravissima sanzione dell'inammissibilità del ricorso o del controricorso non consegua ad una violazione insuscettibile di autentico pregiudizio per il destinatario della notificazione.

Non può che criticarsi quanto disposto e motivato dal Supremo Giudice. Infatti, è palese la discordanza tra quanto affermato ed il chiaro disposto della normativa in oggetto. Si è andati così ad intaccare quel formalismo, voluto e previsto dal legislatore, indispensabile per la struttura processuale del giudizio di cassazione e finalizzato a tutelare, anche nel supremo grado di giudizio, quei principi costituzionali posti a garanzia di ogni iter giudiziario. Si è arrivati ad una interpretazione che crea una situazione di discrimen tra quegli atti e documenti, non prodotti nei precedenti gradi del processo, che riguardano la nullità della sentenza impugnata e l'ammissibilità del ricorso e del controricorso, soggetti al citato adempimento posto a pena di inutilizzabilità della produzione, e i documenti probanti il perfezionamento della notificazione ex art. 149 c.p.c., esclusi da tale onere nonostante che questi incidano sull'ammissibilità del ricorso; ciò, posto che solo il deposito dell'avviso di ricevimento, o di documentazione equipollente ex lege, prova la conformità al modello normativo e il perfezionamento della notificazione per tutte le parti del processo.

Inoltre è illogico ritenere lecito ciò che dallo stesso collegio è affermato come «violazione di carattere formale» anche in quanto, proprio a garanzia del diritto di difesa e del contraddittorio, con le ultime modifiche codicistiche al giudizio di legittimità, il Legislatore ha incentivato il formalismo proprio del giudizio di cassazione prevedendo violazioni di carattere formale a pena di inammissibilità allo scopo di tutelare i citati principi costituzionali.

La motivazione diviene contraddittoria nella parte nella quale la stessa Corte afferma che l'esclusione dell'applicabilità dell'art. 372 c.p.c. al caso in oggetto comporti una violazione del diritto di difesa in relazione al solo caso che il difensore della parte intimata, che non abbia depositato il controricorso, si sia tuttavia recato presso la cancelleria della Corte per controllare le risultanze dell'avviso, non abbia potuto farlo e per questo non si sia presentato in udienza. Non può ammettersi una giurisprudenza che, anche in astratto ed in via condizionale, preveda la possibilità di una violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio (16) senza sanzionarla, posto che tali capisaldi del processo civile si esplicano anche nella libertà di ciascuna parte di scegliere la condotta processuale che ritenga più consona alla propria posizione. Non si tiene conto che la parte possa determinare la scelta tra la propria costituzione e la contumacia dal fatto della mancata allegazione.

Quanto affermato dalle sezioni unite, il deposito ammesso anche in udienza senza il rispetto del disposto dell'art. 372 c.p.c., troverebbe un fondamento giustificativo solamente se il soggetto notificante prima della data di udienza non avesse potuto, per fatto ad esso non imputabile, depositare i documenti necessari e notificare il relativo elenco, ma, in tal caso, ci si troverebbe dinanzi all'applicazione dell'istituto della rimessione in termini e non all'esclusione, illegittima, di fattispecie dall'ambito di applicazione dell'art. 372 c.p.c.

5. In conclusione, l'affermazione delle sezioni unite è la conseguenza di un delicato bilanciamento tra diversi interessi e diritti tutelati dalla Carta costituzionale. Infatti, il Supremo Collegio ha effettuato una ponderazione tra le disposizioni attinenti l'esercizio del diritto di difesa e, alla luce del nuovo testo dell'art. 111 cost., la normativa costituzionale posta a garanzia della ragionevole durata del processo e della effettività del contraddittorio. Ancora una volta, l'autorevole intervento delle sezioni unite, non condivisibile sotto taluni aspetti, è diretto ad indirizzare l'operatore del diritto, in una materia che pone grandi problematiche nella fase applicativa, fornendo un'interpretazione integrativa del criptico e, talvolta, non esaustivo disposto normativo.

Note:
(1) È opportuno rilevare che, con l'utilizzo del servizio postale, l'ufficiale giudiziario può eseguire le notificazioni anche al di fuori dell'ambito territoriale di sua competenza; cfr. art. 1, comma 2, l. 20 novembre 1982 n. 890. Anzi l'utilizzazione del servizio postale è obbligatoria rispetto agli atti da notificare fuori del comune in cui ha sede l'ufficiale giudiziario; è facoltativa negli altri casi salvo che non sia la parte a chiedere che la notifica sia eseguita di persona. Sul punto, Balena, Notificazione e comunicazione, in D. disc. priv., sez. civ., XII, Torino 1995, 270 ss. Sul ruolo dell'ufficiale giudiziario, cfr. Picardi, L'ufficiale giudiziario: una figura ambigua, in Scritti in onore di Mario Vellani, II, Milano 1998, 721 ss.
(2) Su tutte: C. cost. 26 novembre 2002 n. 477 (in Foro it., 2003, I, 13, con nota di Caponi, La notificazione a mezzo posta si perfeziona per il notificante alla data di consegna all'ufficiale giudiziario: la parte non risponde delle negligenze di terzi; in Giur. it., 2003, I, 1549, con nota di Dalmotto, La Corte manipola la norma sul perfezionamento della notifica postale: vecchie alternative e nuovi problemi; in Riv. dir. trib., 2003, II, 131, con nota di Lupi, Sulla legittimità della costituzionein giudizio a mezzo posta, con spedizione degli atti entro i termini per la costituzione). In dottrina, cfr., inoltre, Murra, Sulla scissione temporale del perfezionamento della notificazione a mezzo posta, in questa Rivista, 1994, I, 684; Id., Notificazione a mezzo posta: sancita la diversa decorrenza degli effetti tra notificante e destinatario, ivi, 1996, III, 672.
(3) Per i problemi interpretativi riguardanti la l. n. 890 del 1982, cfr.: Cass. 12 luglio 1984 n. 4102; Cass. 2 agosto 1990 n. 7712; Cass. 22 novembre 1991 n. 12555; Cass. 26 luglio 1997 n. 7017; Cass. 16 febbraio 1991 n. 1662; Cass. 24 dicembre 1993 n. 12782; Cass. 2 aprile 1992 n. 4008; Cass. 5 marzo 1996 n. 1729; Cass. 6 maggio 1994 n. 4428. In generale, per la dottrina che si è occupata specificamente della l. n. 890, cit., cfr. Vacirca, Prime riflessioni sulla nuova legge in materia di notificazioni e di atti a mezzo posta, in Foro amm., 1982, I, 2316; Andrioli, Sulle notificazioni per mezzo del servizio postale (due novità normative), in Dir. giur., 1982, 828; Vellani, Atti giudiziari e servizio postale tra il D.P.R. 29 maggio n. 655 e la l. 20 novembre 1982 n. 890, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1982, 1500.
(4) Con questa decisione i giudici di legittimità statuivano che, in presenza di una procedura di notifica che si conclude con esito negativo per cause non addebitabili alla parte, è escluso a carico del notificante l'effetto di decadenza previsto dalla legge e, nel contempo, è ribadito il principio di formazione giurisprudenziale per cui la notificazione si perfeziona nei confronti del notificante al momento della consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario. Pertanto, se tale consegna avviene tempestivamente, si verifica, quale effetto provvisorio e anticipato a vantaggio del notificante, l'esclusione di ogni decadenza a suo carico, mentre per il destinatario rileva la data in cui l'atto è ricevuto o perviene nella sua sfera di conoscibilità. Infine, trattandosi di procedimento monitorio, la Suprema Corte chiariva che il rimedio consentito è quello di cui all'art. 650 c.p.c., consentendo all'intimato l'opposizione tardiva, anziché lo schema delineato dall'articolo 184-bis c.p.c.. Sul punto, cfr.: Garufi, Decreti ingiuntivi: opposizione e notifica. Se gli ermellini anticipano la Consulta, in Diritto e giustizia, 2006, n. 23, p. 21.
(5) L'inesistenza giuridica della notificazione ricorre quando questa manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dal codice di rito, tale, cioè, da non consentirne l'assunzione nel tipico atto di notificazione delineato dalla legge; così Cass. 15 maggio 1998 n. 4910. Nel medesimo senso anche: Cass. 27 febbraio 1998 n. 2147; Cass. 15 gennaio 1996 n. 272; Cass. 9 aprile 1990 n. 2939; Cass. 26 febbraio 1990 n. 1440; Cass. 26 novembre 1988 n. 6377. Cfr., in dottrina, Cavallari, La rinnovazione nel processo di cognizione, Milano 1981, 348, il quale ha evidenziato che il fenomeno dell'inesistenza della notificazione è estraneo alla disciplina positiva, giacché nessuna norma disciplina la fattispecie.
(6) Si deve rilevare il precedente: Cass. 24 luglio 2007 n. 16354.
(7) Sull'avviso di ricevimento quale elemento costitutivo del procedimento notificatorio: Punzi, Notificazione, in Enc. dir., XXVIII, Milano 1978, 1384 ss. Contra, Balena, op. cit., 270 ss., il quale aveva escluso che si trattasse di elemento costitutivo qualificando l'avviso di ricevimento quale insurrogabile prova dell'avvenuta notificazione. Però, riteneva ineludibile, in assenza dell'avviso di ricevimento e salva l'ipotesi di costituzione del convenuto allorché si trattasse dell'atto introduttivo del giudizio, affermare l'inesistenza della notifica.
(8) C. cost. 26 novembre 2002 n. 477, cit. Sul principio sancito dalla sentenza della Consulta, v., ex ceteris: Cass. 17 novembre 2005 n. 23294; Cass. 26 luglio 2005 n. 15616; Cass 1° aprile 2005 n. 6836.
(9) Si precisa che l'amministrazione postale è tenuta a rilasciare, ai sensi della l. n. 890, art. 6, comma 1, nel caso di smarrimento dell'originale da parte dell'ufficio postale, il duplicato. Sul punto, cfr. Trib. Potenza 13 febbraio 2007, secondo cui non è dato supplire alla mancanza dell'avviso di ricevimento con una mera attestazione dell'ufficio postale.
(10) Sull'applicabilità al giudizio di legittimità dell'istituto della rimessione in termini su tutte: Cass. 13 aprile 2004 n. 7018. Sul tema: Picardi, Manuale del processo civile, Milano 2006, 121 ss.; Id., Codice di procedura civile a cura di Picardi, Milano 2004, 886 ss.; Caponi, La rimessione in termini nel processo civile, Milano 1996, 128 ss.; Caponi, La causa non imputabile alla parte nella disciplina della rimessione in termini del processo civile, in Foro it., 1998, I, 2658 ss.
(11) Si ritiene che i principi giurisprudenziali caratterizzanti la notificazione a mezzo posta dell'ufficiale giudiziario trovino necessaria applicazione anche per l'attività di notificazione svolta dagli avvocati, ai sensi della l. n. 53 del 1994. Sul punto, Cass. 5 agosto 2004 n. 15081, in Foro it., 2005, I, 1862, con nota di Caponi.
(12) Per un'esaustiva analisi del provvedimento, cfr.: Caponi, Svolta delle sezioni unite nella disciplina della notificazione ex art. 140 c.p.c., in Foro it., 2005, 701; Evangelista, Notificazioni, arrivano regole più eque, in Diritto e giustizia, 2005, n. 7, p. 12.
(13) L'irrilevanza della prova, sia della consegna della raccomandata al destinatario sia dell'allegazione all'originale dell'atto dell'avviso di ricevimento, era stata già oggetto di pronuncia da parte delle sezioni unite: Cass., sez. un., 5 novembre 1981 n. 5825. Principio ritenuto dalla Corte costituzionale conforme agli art. 3 e 24 cost., sul presupposto che le formalità, ex art. 140 c.p.c., fossero idonee a porre l'atto nella sfera di conoscibilità del destinatario, senza alcun pregiudizio per il suo diritto di difesa e per il principio di uguaglianza: C. cost. 15 luglio 1975 n. 213; C. cost. 8 aprile 1976 n. 76; C. cost. 28 novembre 1986 n. 250. V., inoltre: Cass. 29 aprile 1999 n. 4307; Cass. 27 febbraio 1998 n. 2228; Cass. 20 febbraio 2004 n. 3389; Cass. 17 giugno 1999 n. 6065; Cass. 20 febbraio 2004 n. 3389.
(14) Sono le stesse sezioni unite ad indicare le modalità del deposito: o con la memoria depositata ai sensi dell'art. 378 c.p.c., ovvero degli art. 375, 380-bis o 380-ter c.p.c., al più tardi in udienza prima che abbia inizio la relazione di cui all'art. 379, comma 1, c.p.c. ovvero all'adunanza in camera di consiglio di cui all'art. 380-bis c.p.c.
(15) Sul punto, tra le tante: Cass. 10 febbraio 2005 n. 2722; Cass. 29 settembre 2004 n. 19508; Cass. 16 giugno 2006 n. 13954; Cass. 28 luglio 1976 n. 2993. Cass. 16 maggio 2006 n. 11474, nel prevedere l'onere della notificazione dell'elenco anche quando il ricorso sia trattato con rito camerale, precisa che la mancanza di questa è sanata dalla prova che sulla relativa questione si sia formato il contraddittorio. Importante, Cass. 22 luglio 2005 n. 15498, secondo cui, qualora il difensore della controparte sia intervenuto all'udienza di discussione e non abbia formulato alcuna eccezione, la mancata notifica dell'elenco non determina l'inutilizzabilità dell'atto. Cass. 15 dicembre 2004 n. 23321, nel precisare la necessità della notificazione dell'elenco, afferma che nel momento nel quale questa si sia verificata la produzione della documentazione indicata nell'elenco possa avvenire anche in udienza, non essendo previsto alcun limite sotto tale profilo. Per Cass. 7 dicembre 2004 n. 22972 il mancato adempimento della notificazione dell'elenco, causa di inutilizzabilità dell'atto, è sanata anche nel caso che tale documento venga prodotto da tutte le parti costituite, nel qual caso la produzione congiunta può validamente sostituire la notifica prescritta dalla legge. Secondo Cass. 6 dicembre 1995 n. 12573 l'indicazione e l'allegazione del documento alla memoria non è equipollente a quanto statuito dall'art. 372 c.p.c. Anche in dottrina si ritiene che non si possa esulare dall'applicazione dell'art. 372 c.p.c. nel caso che ci occupa: StellaRichter G. e P., Codice di procedura civile, Milano 2002, 1156.
(16) Sul punto deve evidenziarsi il disposto di Cass. 25 gennaio 1983 n. 694 secondo cui l'onere ex art. 372 c.p.c. è «regola posta a garanzia del principio del contraddittorio».

Utente: lopga01 LOPARDI GABRIELLA E LOPARDI UBALDO - www.iusexplorer.it - 02.08.2017


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