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(1) QUERELA DI FALSO: PROPOSIZIONE A MEZZO DI PROCURATORE SPECIALE.

Giust. civ., fasc.12, 2007, pag. 2796

Ubaldo Lopardi -

Classificazioni: FALSO CIVILE DOCUMENTALE - Querela di falso - - forma, modo e tempo della proposizione

Come ricorda la sentenza in rassegna, sono quattro i modi per instaurare il giudizio di falso: 1) mediante dichiarazione della parte; 2) mediante dichiarazione del procuratore speciale; 3) mediante citazione sottoscritta dalla parte; 4) mediante citazione sottoscritta dal procuratore speciale. L'art. 221 c.p.c. prevede che la querela sia proposta personalmente o a mezzo di procuratore speciale, a pena di nullità rilevabile d'ufficio (1).

Normalmente, il codice di rito civile impone al soggetto che propone la domanda o che resiste in giudizio, di avvalersi di un difensore tecnico. La legittimazione processuale del difensore postula un espresso atto scritto, la procura, che può essere generale, se con tale atto si attribuiscono all'avvocato i relativi poteri per una serie indefinita o per tutte le possibili liti, e speciale, quando è conferita in relazione a una specifica controversia. Con la procura si verifica una semplice designazione e non un conferimento di poteri. Infatti è la norma che conferisce al difensore l'esercizio di quei medesimi poteri che aveva già conferito alla parte (2); ciò con l'eccezione dei poteri inerenti agli atti espressamente riservati alla parte e che, in quanto implicano disposizione diretta del diritto in contesa, debbono intendersi sempre riservati alla parte personalmente.

La procura speciale può essere conferita con atto pubblico o con scrittura privata autenticata. È importante precisare che è consentita l'apposizione anche in calce o a margine degli atti del processo elencati nell'art. 83, comma 3, c.p.c. (3). Sotto il profilo formale è necessario un distinguo. Nei casi di procura rilasciata a margine o in calce ad atti processuali questa non richiede forme solenni o tassative (4). In detti casi è sufficiente che dal contesto dell'atto al quale la procura si riferisce sia desumibile la volontà di conferire al difensore i relativi poteri e facoltà procedurali (5): ciò in quanto la procura rilasciata in calce o a margine dell'atto costituisce corpo unico con l'atto al quale inerisce ed esprime necessariamente il suo riferimento a questo e garantisce così il requisito della specialità del mandato al difensore; nel caso della procura apposta in calce o a margine di un atto avente ad oggetto la querela di falso restano pertanto irrilevanti sia la mancanza di uno specifico riferimento al giudizio e al documento sia il fatto che la formula adottata faccia cenno a poteri e facoltà solitamente rapportabili al giudizio di merito (6). Mentre, come è logico, nel caso di procura speciale conferita con atti separati, l'atto di procura deve contenere espressamente riferimenti specifici all'atto che deve essere oggetto di querela di falso e alla volontà di conferire il potere di agire in giudizio.

Nel caso di specie la querela di falso era stata proposta in via principale mediante citazione sottoscritta dal legale degli attori. A margine di tale atto introduttivo del giudizio era apposta una procura senza che la stessa contenesse alcuno specifico riferimento né alla querela di falso né al documento del quale con tale procedimento si voleva provare la mendacità, ma usava locuzioni generiche quali «rappresentarmi nella presente procedura» e «in ogni altra causa ad essa inerente e conseguente». Sia il tribunale di primo grado che la Corte d'appello avevano dichiarato inammissibile la querela di falso per difetto di procura speciale. Questi giudici ritenevano che il conferimento della procura a margine, ma anche in calce, dell'atto di citazione ex art. 221 c.p.c. non facesse ritenere soddisfatto il requisito della «specialità della procura» in quanto la nozione di «specialità della procura» si correlava alla puntuale e specifica indicazione del contenuto dell'affare o della controversia e dell'espressa indicazione dell'attività da svolgere.

Il nostro ordinamento prevede principi la cui applicazione consente di attribuire il carattere di specialità alla procura.

In primis il legislatore ha previsto una sorta di principio sussidiario volto a tutelare coloro che agiscono in giudizio nell'esercizio del diritto ex art. 24 cost.: il principio di conservazione degli atti giuridici ex art. 159 c.p.c. Tale principio subordina il requisito formale al requisito sostanziale. Non rileva l'omissione o l'inadempimento a oneri di forma nel caso nel quale l'atto sia in grado di raggiungere il fine per il quale veniva posto in essere. Inoltre tale principio, strettamente processualistico, è supportato anche dal fatto che la procura ad litem costituisce un atto genericamente sostanziale con rilevanza processuale la cui interpretazione è governata dal principio ermeneutico stabilito per gli atti di parte dall'art. 1367 c.c. (7) e deve essere compiuta nel rispetto della regola della conservazione del negozio, sicché va svolta attribuendo alla parte la volontà che consenta all'atto di procura di produrre i suoi effetti (8). Per di più, e come è evidente, il principio di conservazione dell'atto si interseca con il principio di unicità dell'atto giuridico (9) e, precisamente, con una sua estrinsecazione: il principio dell'inscindibilità della procura dall'atto. Se la procura è conferita al difensore in calce o a margine dell'atto di citazione per la proposizione della querela in via principale, si è ritenuto che non sia necessaria la specificazione del documento impugnato, perché il collegamento (10) con l'atto sul quale è apposta elimina ogni incertezza sull'oggetto di essa (11). Infatti, se teniamo conto dell'iter che porta alla proposizione di un atto del processo, notiamo che non par dubbio che gli attori volessero attribuire uno specifico potere al proprio difensore. L'atto di citazione veniva firmato dal legale e successivamente a ciò veniva apposta a margine una procura generica. Naturalmente la procura generica riguardava l'attribuzione del potere di esercitare un potere processuale specifico attraverso l'utilizzazione di quello specifico atto: la proposizione della querela di falso; infatti l'atto era intitolato «citazione per querela di falso». Quindi solo una valutazione superficiale poteva portare ad affermare l'assenza di procura speciale (12). Per vedere se l'atto giuridico è idoneo allo scopo al quale è destinato deve essere valutato nella sua interezza. È conseguenza di ciò che una procura generica su di un atto specifico acquista e fa proprie le specialità dell'atto. Inoltre la parte, sottoscrivendo la procura, fa proprio il contenuto dell'atto; con il che è come se l'atto fosse sottoscritto dalla parte stessa. Non si può dubitare che l'applicazione di tali principi, correttamente applicati in sede di legittimità, avrebbe consentito di dare giustizia subito a chi la chiedeva.

In conclusione, la sentenza in epigrafe ha ribadito e confermato un costante orientamento della giurisprudenza di legittimità dal quale si evincono l'importanza e la rilevanza dei principi di diritto i quali devono essere sempre utilizzati al fine di una corretta applicazione e interpretazione delle singole norme di legge.

Note:
(1) Cfr. Cass. 6 luglio 1999 n. 6959.
(2) L'art. 84 c.p.c. attribuisce al procuratore il potere di compiere (e ricevere), nell'interesse della parte, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa espressamente riservati, ma non gli consente di compiere atti che importano disposizione del diritto in contesa se non ne ha ricevuto espressamente il potere. Il criterio orientativo per distinguere gli atti inclusi da quelli non inclusi in questa situazione di attribuzione di poteri è quello che fa leva sull'appartenenza o no dell'atto in questione alla serie degli atti con i quali la parte esercita l'azione o comunque sta in giudizio per far valere un diritto. Rientrano in questa serie tutti gli atti con i quali il difensore concreta la generica volontà della parte di far valere il diritto; rimangono esclusi gli atti che incidono sul diritto in contesa, scavalcando il processo oppure inserendosi in esso in una maniera che esclude ogni libera valutazione del giudice. Cfr. Cass. 16 luglio 1997 n. 6477. Sul tema, Picardi, Manuale del processo civile, Milano 2006, 168 ss.; Mandrioli, Diritto processuale civile, I, Torino 2004, 305 ss.
(3) Cfr. Garufi, Procura alle liti, sconto per gli avvocati, in Diritto e giustizia, 2005, n. 47, p. 12.
(4) Sul tema, cfr. Cass. 10 dicembre 1993 n. 12169; Cass. 18 maggio 2001 n. 6850. Nel senso che la procura speciale idonea a consentire al procuratore la proposizione della querela di falso ex art. 221 c.p.c. debba contenere la specificazione del documento o dei documenti che la parte intende impugnare senza che costituisca procura speciale quella che si limiti alla mera indicazione del processo in cui la querela deve essere proposta, anche se contenga una preventiva ratifica generica dell'operato del procuratore: Cass. 10 agosto 1982 n. 4472.
(5) Cfr. Carneo, Buttafoco, Commentario sistematico al codice di procedura civile, Piacenza 2006, 1178.
(6) La procura, invece, deve specificare il documento che la parte intende impugnare quando la stessa venga conferita al difensore con separato atto pubblico o scrittura privata autenticata, essendo indispensabile stabilire un diretto collegamento tra la procura e l'oggetto del giudizio in vista del quale questa viene conferita, sì da escluderne altri: cfr. Cass. 28 marzo 1997 n. 2773.
(7) Cfr. StellaRichterG. e P., Rassegna di giurisprudenza del codice di procedura civile, Milano 2002, 193.
(8) Cfr. Cass., sez. un., 10 aprile 2000 n. 108; Cass. 14 novembre 1995 n. 11789; Cass. 9 giugno 2005 n. 12170.
(9) Tale principio è stato utilizzato dalla giurisprudenza anche per giustificare la ritualità della comparsa o memoria di costituzione con riconvenzionale, quando la sottoscrizione del procuratore risulta apposta sotto la certificazione dell'autenticità della firma della parte conferente la procura redatta in calce o a margine dell'atto stesso, atteso che, in tal caso, la firma del difensore ha il duplice scopo di sottoscrivere tale atto e di certificare l'autografia del mandato: cfr. Cass., sez. un., 28 novembre 2005 n. 25032; Cass. 23 febbraio 2004 n. 3555; Cass. 28 marzo 1997 n. 2773. Detto principio trova ampia applicazione anche nel caso di chiamata del terzo in garanzia nella quale la procura alle liti deve considerarsi implicitamente conferita anche per chiamare in causa un terzo, ove la volontà in ordine alla chiamata sia chiaramente manifestata nella comparsa di risposta e tale potere non sia specificato nella procura: cfr. Cass. 17 marzo 2005 n. 5768. In tema di procura ex art. 360, n. 5, il mandato rilasciato a margine dell'atto che contiene il ricorso per Cassazione, anche quando non menzioni il tipo di impugnazione proposta per cui viene rilasciato, legittima la proposizione del ricorso: cfr. Cass. 7 aprile 2006 n. 8207. Il principio di unicità dell'atto giuridico trova applicazione anche nel giudizio penale e precisamente nella disciplina della costituzione di parte civile. Nonostante la normativa prescriva che la parte stia in giudizio con il ministero di difensore munito di procura speciale, il mandato deve considerarsi valido, sia con riguardo al conferimento della procura a impugnare al difensore sia all'oggetto dello specifico gravame, anche quando la volontà del mandante non sia trasfusa in rigorose formule sacramentali ovvero sia espressa in forma incompleta: cfr. Cass. pen. 3 febbraio 2004, M.
(10) Tale considerazione è corretta, salvo che dal testo non si rilevi il contrario: cfr. Cass., sez. un., 10 marzo 1998 n. 2646; Cass., sez. un., 10 marzo 1998 n. 2642.
(11) Cfr. Denti, Prova documentale in diritto processuale civile, in D. disc. priv., sez. civ., XVI, Torino 1997, 35 ss.; Carpi, Taruffo, Commentario breve al codice di procedura civile, Padova 2004, 830.
(12) Ciò in quanto l'art. 83 c.p.c. deve essere oggetto di interpretazione letterale, teologica e sistematica e, di conseguenza, deve ritenersi che la posizione topografica della procura sia idonea, al tempo stesso, a conferire certezza della provenienza dalla parte del potere di rappresentanza e a dare luogo alla presunzione di riferibilità della procura medesima al giudizio cui l'atto accede (argomento tratto da Cass. 25 gennaio 2005 n. 1428).

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