Con il D.Lgs. 231/2001 anche una società può essere chiamata a rispondere di un reato commesso da un amministratore, da un dirigente o da un dipendente, se il fatto è stato compiuto nel suo interesse o a suo vantaggio. La responsabilità degli enti è definita amministrativa, ma è accertata dal giudice penale nello stesso procedimento e può portare a sanzioni pecuniarie, interdittive e alla confisca. Ti spieghiamo quando scatta e come ci si tutela, nell’ambito del nostro lavoro di diritto penale societario.
Quali enti rientrano nel D.Lgs. 231/2001?
L’art. 1 estende la disciplina agli enti forniti di personalità giuridica, alle società e alle associazioni anche prive di personalità giuridica. Rientrano quindi le società di capitali e di persone, le associazioni e le fondazioni. Sono esclusi lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici e gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. La dimensione non è un criterio di esclusione: anche una piccola s.r.l. può essere coinvolta.
Domanda rapida: l’azienda risponde sempre se un dipendente commette un reato?
Risposta breve: no. Servono tre condizioni: che il reato sia tra quelli previsti dal decreto, che sia stato commesso da un soggetto apicale o da un sottoposto, e che sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente. Se l’autore ha agito nell’esclusivo interesse proprio o di terzi, l’ente non risponde (art. 5, comma 2).
Quando scatta la responsabilità dell’ente?
La legge costruisce la responsabilità su più passaggi. Per orientarti, ecco i criteri che il giudice verifica:
| Criterio | Cosa significa | Norma |
|---|---|---|
| Reato presupposto | Il reato deve rientrare nell’elenco tassativo previsto dal decreto | Artt. 24 e seguenti |
| Autore qualificato | Il reato è commesso da un apicale (rappresentanza, amministrazione, direzione, anche di fatto) o da una persona sottoposta alla sua direzione o vigilanza | Art. 5 |
| Interesse o vantaggio | Il fatto è stato compiuto per favorire l’ente o gli ha procurato un beneficio, anche non esclusivo | Art. 5 |
| Colpa di organizzazione | L’ente non aveva un modello idoneo e attuato, o la sorveglianza è mancata | Artt. 6 e 7 |
Nei reati colposi, come gli infortuni sul lavoro, l’interesse o il vantaggio si riferisce alla condotta e non all’evento: per esempio, al risparmio di costi o di tempo ottenuto trascurando le regole di sicurezza. È l’indirizzo affermato dalle Sezioni Unite della Cassazione nel caso Thyssenkrupp del 2014. Un tema che si intreccia con la delega di funzioni in materia di sicurezza.
La responsabilità dell’ente è inoltre autonoma (art. 8): sussiste anche quando l’autore del reato non è stato identificato o non è imputabile, e quando il reato si estingue per una causa diversa dall’amnistia.
Quali reati possono coinvolgere l’azienda?
L’elenco dei reati presupposto è tassativo e si amplia nel tempo. Ecco le aree più rilevanti per le imprese:
| Area | Esempi di reati | Articolo del decreto |
|---|---|---|
| Rapporti con la pubblica amministrazione | Corruzione, truffa ai danni dello Stato, indebita percezione di erogazioni | Artt. 24 e 25 |
| Reati societari | False comunicazioni sociali, impedito controllo, corruzione tra privati | Art. 25-ter |
| Sicurezza sul lavoro | Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime con violazione delle norme antinfortunistiche | Art. 25-septies |
| Reati tributari | Dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento di documenti contabili | Art. 25-quinquiesdecies |
| Riciclaggio e autoriciclaggio | Ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, autoriciclaggio | Art. 25-octies |
| Reati ambientali | Violazioni in materia di rifiuti, scarichi e inquinamento | Art. 25-undecies |
| Reati informatici | Accesso abusivo a sistemi informatici, trattamento illecito di dati | Art. 24-bis |
Alcune di queste ipotesi le abbiamo approfondite nelle guide sulle false comunicazioni sociali e sulla dichiarazione fraudolenta con fatture false.
Quali sanzioni rischia l’ente?
L’art. 9 prevede quattro tipi di sanzione, che possono anche cumularsi:
| Sanzione | In cosa consiste |
|---|---|
| Pecuniaria | Si applica per quote: da 100 a 1.000, con valore di ogni quota da 258 a 1.549 euro. In via generale si va quindi da 25.800 a 1.549.000 euro, in base a gravità del fatto, grado di responsabilità e condizioni economiche dell’ente |
| Interdittive | Interdizione dall’esercizio dell’attività, sospensione o revoca di autorizzazioni e licenze, divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, esclusione da agevolazioni e finanziamenti, divieto di pubblicizzare beni o servizi |
| Confisca | Del prezzo o del profitto del reato, anche per equivalente, con salvezza della parte restituibile al danneggiato |
| Pubblicazione della sentenza | Può essere disposta quando viene applicata una sanzione interdittiva |
Le sanzioni interdittive sono le più delicate per un’impresa, soprattutto se lavora con la pubblica amministrazione. Si applicano solo ai reati per cui sono espressamente previste e a precise condizioni: l’ente deve aver tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il fatto deve essere stato commesso da apicali, oppure da sottoposti a causa di gravi carenze organizzative, oppure deve esserci reiterazione. La durata ordinaria va da tre mesi a due anni, con durate maggiori per alcuni reati contro la pubblica amministrazione.
Già nella fase delle indagini il giudice può disporre misure cautelari interdittive (art. 45) e il sequestro preventivo dei beni confiscabili (art. 53). Per questo gli strumenti descritti nella guida al sequestro preventivo di cantiere o azienda possono riguardare anche l’ente.
Come partecipa l’ente al procedimento?
L’illecito dell’ente è accertato nello stesso processo penale in cui si giudica la persona fisica. L’ente partecipa al procedimento con il proprio legale rappresentante, ma se questi è imputato del reato da cui dipende l’illecito non può rappresentarlo (art. 39). In questa situazione l’azienda deve nominare un altro rappresentante, e conviene prevedere una difesa distinta da quella della persona fisica, per evitare conflitti di interesse tra l’amministratore e la società.
Come si tutela l’azienda?
- Un modello organizzativo idoneo: se è adottato prima del fatto, efficacemente attuato e vigilato da un organismo autonomo, può escludere la responsabilità. Ne parliamo nella guida al modello organizzativo 231.
- Procure e deleghe chiare: poteri, limiti di spesa e responsabilità devono corrispondere all’organizzazione reale.
- Controlli contabili e amministrativi: assetti adeguati, tracciabilità dei pagamenti e verifica dei fornitori. Si collegano agli adeguati assetti organizzativi e contabili dell’art. 2086 del codice civile.
- Formazione e segnalazioni: il personale deve conoscere le regole e poter segnalare anomalie senza ritorsioni.
- Reazione tempestiva dopo il fatto: risarcimento del danno, eliminazione delle carenze organizzative e messa a disposizione del profitto possono ridurre la sanzione pecuniaria (art. 12) ed evitare le interdittive (art. 17), se avvengono prima dell’apertura del dibattimento di primo grado.
La riforma in discussione cambierà le regole?
Il 4 agosto 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di revisione del D.Lgs. 231/2001. Secondo le informazioni rese note, il testo punta sulla colpa di organizzazione come criterio centrale, supera la distinzione tra apicali e sottoposti e delega al Governo la revisione di sanzioni e catalogo dei reati. Il progetto deve ancora completare l’iter parlamentare e può essere modificato, quindi oggi restano applicabili le norme vigenti. L’informazione è aggiornata a ottobre 2026.
Domande frequenti
L’amministratore e l’azienda rispondono due volte?
La persona fisica risponde penalmente del reato e l’ente risponde dell’illecito amministrativo dipendente da reato. Le due responsabilità sono autonome e si accertano nello stesso procedimento.
Una piccola s.r.l. può essere coinvolta?
Sì. Il decreto non esclude le società in base alla dimensione. Conta che ricorrano i presupposti, e che l’organizzazione sia adeguata ai rischi concreti dell’attività.
Cosa succede se l’azienda non ha tratto alcun vantaggio?
Se l’autore ha agito nell’esclusivo interesse proprio o di terzi, l’ente non risponde. Se ha agito prevalentemente nel proprio interesse e l’ente ha ricavato un vantaggio minimo, la sanzione pecuniaria è ridotta (art. 12).
Si possono evitare le sanzioni interdittive?
In alcuni casi sì. L’art. 17 le esclude se, prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, l’ente risarcisce il danno, elimina le carenze organizzative adottando modelli idonei e mette a disposizione il profitto ai fini della confisca.
Checklist finale
- Conosco i reati presupposto che riguardano la mia attività?
- Ho un modello organizzativo aggiornato e un organismo di vigilanza operativo?
- Poteri, procure e deleghe corrispondono a chi decide davvero?
- I pagamenti e i rapporti con i fornitori sono tracciabili?
- Esistono formazione documentata e canali di segnalazione?
- So come reagire a una contestazione, compresa la nomina di una difesa distinta per l’ente?
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Se la tua azienda ha ricevuto una contestazione ai sensi del D.Lgs. 231/2001, o vuoi capire quanto è esposta, puoi prenotare una consulenza con lo Studio. Esaminiamo l’organizzazione e i documenti, nell’ambito della nostra attività di diritto penale.
Articolo a cura dell’Avv. Ubaldo Lopardi, Studio Legale Lopardi, Roma e L’Aquila. Il contenuto ha carattere informativo e non sostituisce una consulenza legale sul caso specifico.